
800 anni dopo la morte di san Francesco, la sua voce parla ancora.
Chiesa Parrocchiale San Martino Vescovo 4 ottobre 2026
Con la regia di Walter Tiraboschi, testi di Mario Dometti, Piero Castellacci e Marco Baliani. Voci narranti: Gianluca Belotti, Alessandro Dometti, Benedetta Dometti, Luca Taverna e Walter Tiraboschi.
Con la partecipazione del coro polifonico “il Castello” diretto da Mario Carminati.
Stefano Restori alle luci.
Il racconto dello spettacolo in cinque gallerie fotografiche
Servizio fotografico “Foto Vezzoli”
Ascolta Ubi Caritas mentre scorri il racconto fotografico
Francesco prima della svolta
Un uomo anche lui di nome Francesco scrive, rilegge, corregge. Attraverso le sue parole prende forma il giovane Francesco: i sogni di gloria, la guerra, il ritorno ad Assisi e l’inizio di una domanda destinata a cambiare tutta la sua vita.











Gli incontri che cambiano la vita
Mentre l’uomo continua a scrivere, il racconto conduce Francesco verso due incontri decisivi: il lebbroso e il Crocifisso di San Damiano. Da quel momento il suo sguardo sugli uomini, sul mondo e su se stesso non sarà più lo stesso.











La scelta della libertà
La penna si ferma, il volto dell’uomo si tende. Davanti al padre e alla città, Francesco restituisce ogni cosa. La spoliazione diventa il segno più radicale di una libertà conquistata lasciando ciò che fino ad allora lo aveva definito.













Chiara e la fraternità
Il racconto prosegue e la storia di Francesco non è più quella di un uomo solo. Chiara e i primi frati raccolgono il suo invito a vivere il Vangelo con semplicità, povertà e gioia: nasce così una fraternità destinata a lasciare un segno nei secoli.










L’ultima sera. Ottocento anni dopo
Francesco è ormai alla fine del suo cammino. Il corpo è stanco, la vista si è indebolita, ma nelle sue ultime parole rimane intatta la serenità di chi sente di aver consegnato tutto.
Francesco è ormai alla fine del suo cammino. Il corpo è stanco, la vista si è indebolita, ma nelle sue ultime parole rimane intatta la serenità di chi sente di aver consegnato tutto.
Frate Ginepro corre verso la Porziuncola, sperando di arrivare in tempo. Quando la piccola chiesa appare finalmente in lontananza, uno stormo di allodole riempie il cielo della sera. Volano e cantano attorno alla Porziuncola proprio mentre Francesco sta morendo.
È un’immagine insieme dolorosa e luminosa: la morte non viene rappresentata come una conclusione, ma come l’ultimo passaggio di una vita vissuta fino in fondo.
Alla scrivania, intanto, l’uomo che ha accompagnato silenziosamente tutto il racconto posa la penna e china il capo. La storia di Francesco sembra terminata. Ma il suo significato deve ancora essere svelato.














Francesco, davanti alla Chiesa di oggi – “Santità, è tardi deve andare”
Per tutto il reading lo abbiamo visto scrivere, rileggere, correggere e seguire in silenzio la vicenda di Francesco. Ora una voce lo chiama: «Santità… È tardi. Deve andare.»
L’uomo si alza. Solo allora appare l’abito bianco. Prende la papalina dalla scrivania e la indossa: l’uomo che ha accompagnato l’intera storia è il Papa.
La rivelazione dà un significato nuovo a tutto il reading. Francesco non appartiene soltanto al passato: la sua vita continua a interrogare la Chiesa e ciascuno di noi.
E il Papa affida al pubblico l’ultima domanda: «Se il Vangelo è così semplice, perché noi lo rendiamo così difficile?»






Un grazie che diventa memoria
Le ultime immagini raccolgono il saluto e il ringraziamento del parroco e il gruppo che ha dato vita al reading. Volti, voci, musica e lavoro condiviso hanno reso possibile una serata nata attorno alla figura di Francesco e affidata, ora, al ricordo di chi l’ha vissuta.




